La conoscenza e la paura

Avere paura è naturale. Lo è nel senso più profondo del termine, ossia appartiene alla nostra natura, persino prima che questa si possa definire come natura umana. Abbiamo paura noi, ne avevano i nostri antenati e ne hanno tutti gli animali, o almeno quelli dotati di un sistema nervoso centrale. Proprio per questo, la paura si esprime con una serie di reazioni molto riconoscibili: accelerazione del battito cardiaco, tremore, incremento della secrezione di adrenalina e così via. Soprattutto, la paura è un potente agente di semplificazione, sia perché ci fa concentrare ogni risorsa, mentale e fisica, su ciò che percepiamo come pericoloso, sia perché prevede solo due reazioni, la fuga o l’aggressività.

Per questo, la paura è uno straordinario meccanismo di sopravvivenza se ci si trova nella savana e si viene inseguiti da un predatore, perché ci dà quella fondamentale spinta in più per scappare o affrontare il nemico. Le cose vanno un po’ meno bene nella società di oggi, nella quale è essenziale acquisire e valutare informazioni e prendere decisioni complesse. La nostra è una società della conoscenza e non da oggi: lo è, almeno, da quando ci siamo messi a riportare dati su tavolette d’argilla, se non da quando abbiamo cominciato a raccontarci storie intorno al fuoco.

Conoscenza e paura sono nemiche mortali, perché la prima ha bisogno di lucidità, apertura mentale e libertà, mentre la seconda cerca risposte immediate, rassicuranti e autorità a cui obbedire. È per questo che, in ogni epoca, la conoscenza ha sempre fatto paura a chi non ama la libertà e teme le critiche. Nella lotta tra conoscenza e paura, per noi è molto chiaro da quale parte stare.

Questa è la ragione fondamentale per cui, come Tombolini & Associati, abbiamo deciso di dare una mano, per quello che possiamo fare, a Vincenzo Nardelli, Luigi Giuseppe Atzeni e tutto il gruppo che sta portando avanti Covstat.it: un progetto di raccolta dati sull’epidemia in corso, che elabora un modello statistico di previsione sul suo andamento. Abbiamo dato una mano a creare il nuovo sito, già online e stiamo lavorando per farlo diventare uno spazio di riflessione sull’uso razionale dei dati, l’elaborazione di informazioni corrette e ben fondate, la comunicazione trasparente, per promuovere la conoscenza e non per coltivare la paura.

La nostra convinzione di base, da cui è partito il nostro progetto di impresa, è che i dati e la tecnologia che li usano siano il punto di partenza, necessario ma di per sé non sempre sufficiente, per comprendere il mondo e cercare di viverci meglio, il che significa viverci meglio un po’ tutti. Partendo da qui, il viaggio può davvero cominciare solo se siamo in grado di leggere questi dati con strumenti adeguati, capaci di guardare sempre alla realtà da cui questi dati provengono e a tornare alla realtà in ogni momento, con un continuo lavorio interpretativo.

Questo lavoro ha, non abbiamo nessuna paura (appunto!) di dirlo, una forte dimensione morale: perché per leggere bene i dati ci vogliono onestà e trasparenza, bisogna essere disposti ad accettare quello che ci dicono e, quando serve, anche a cambiare idea. Soprattutto, bisogna lavorare allo scoperto, permettendo a chiunque di verificare la correttezza e la qualità di quello che facciamo, assumendoci tranquillamente anche il rischio di sbagliare.

Questo, per noi, è un laboratorio, per tre ragioni. In primo luogo, perché, come in ogni laboratorio che si rispetti, poniamo domande, troviamo risposte e magari impariamo qualcosa. Poi, perché qui mettiamo alla prova le nostre ipotesi e quelle, spesso spacciate per verità indubitabili, che troviamo in giro e sulla cui base le nostre vite stanno venendo sempre più gestite. Infine, ma non è certo il punto meno importante, perché questo è il luogo di un esperimento: qui sperimentiamo nuove forme di collaborazione, nuovi modelli interpretativi, nuove amicizie.

Siamo appena entrati in questo laboratorio e ci resteremo a lungo. Anzi, probabilmente continueremo a tornarci, anche quando questa epidemia sarà finalmente terminata. Perché qui si produce conoscenza, contro la paura.

Lascia un commento